Informazioni  

Istituto Comprensivo Via Ferraironi 
Via F. Ferraironi 38 00177 Roma

Codice Fiscale 80259170589

Codice univoco per la
fatturazione elettronica UFB46X

XIV DISTRETTO SCOLASTICO

Cod. Mecc. RMIC8EW00X

Tel.06/24300010 - Fax.06/2413609

e-mail ordinaria istituzionale:
RMIC8EW00X@istruzione.it

PEC istituzionale
RMIC8EW00X@pec.istruzione.it


Orari ricevimento

segreteria didattica (per i genitori):
lun, mer, ven: 8.45-9.45
mar: 15.30-16.30

segreteria (per il personale):
mar, gio, ven: 12.00-13.30
gio: 16.00-17.00


SEDI ASSOCIATE

Scuola dell’Infanzia Via Ugo Guattari,
Via Ugo Guattari, 55 – 00172 Roma

Scuola dell’Infanzia Romolo Balzani,
Via Romolo Balzani, 55 - 00177 Roma

Scuola Primaria Romolo Balzani,
Via Romolo Balzani, 55 - 00177 Roma

Scuola Primaria Carlo Pisacane
Via di Acqua Bullicante, 30 00177 Roma

Scuola Primaria Iqbal Masih 
Via F. Ferraironi 38 00177 Roma

Scuola Secondaria primo grado Francesco Baracca
Via Ugo Guattari 45 00172 Roma

   
   

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Cori Multietnici Sesta Voce e Romolo Balzani
   
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Convegno nazionale Fare e disfare - L'eredità pedagogica di Alberto Manzi

Dettagli


"Educazione... ma che cos’è?
Potrei rispondere con le parole dei saggi, con le parole dei
pedagogisti... Io, chiedendovi scusa, risponderò con parole mie.
Educazione potrebbe semplicemente significare: abitudine
a... osservare, riflettere, discutere, ascoltare, capire [...].
Detto più semplicemente, prendere l’abitudine a pensare."
A. Manzi

L’indimenticabile maestro di Non è mai troppo tardi e di Orzowei ci propone un “ritorno alle cose stesse, per rigenerare la relazione esperienza-pensiero-linguaggio; un fare scuola che non segue i dettami della “scolastica”, ma della pedagogia attiva” (R. Farné).
Alberto Manzi è stata una persona curiosa, attenta osservatrice delle potenzialità del suo tempo, capace di rimanere in ascolto, mettersi in dialogo, farsi domande e fare ricerca. A vent’anni dalla sua morte proponiamo un convegno che sia un fare e un pensare, un momento di riflessione e azione capace di nutrire la curiosità, attivare sguardi diversi, mettere indialogo voci, storie, persone, progetti. Per farsi buone domande.

Anche la struttura del convegno rispecchia un desiderio di Manzi: quando il maestro commentava i Comitati di saggi spesso istituiti dalle varie istituzioni, aveva sempre una perplessità: quante di quelle persone fanno veramente scuola, tutti i giorni?
Abbiamo chiesto ad alcuni insegnanti di prendere la parola, insieme ad esperti di diverse discipline.

Le domande che ci poniamo a Bologna prendono spunto da quello che Manzi considerava importante: la scuola doveva dare ad ogni bambino e bambina il gusto di scoprire il mondo attraverso il fare, il pensare, l’immaginare, il creare e il disfare per diventare cittadini attenti ai diritti di ognuno. Le discipline erano strumenti utili e necessari per capire e amare il mondo, per imparare a rispettare gli altri e se stessi. Manzi partiva dagli interessi dei bambini, dalle loro esperienze concrete, quotidiane, da ciò che sta sotto gli occhi (a volte non visto) per trasformarlo in scoperta e apprendimento. Imparare a imparare, prendersi il gusto della curiosità, fare relazioni tra le cose, dare il meglio di sé da soli e in gruppo erano le regole della sua
classe, senza banchi e a volte senza sedie: un foglio di carta da pacco diventava il palcoscenico per la matematica, il terrazzo il laboratorio di scienze. Ma non c’era né matematica né scienza:
c’era l’urgenza di porsi domande scientifiche e matematiche sul mondo. Non c’era nemmeno la spiegazione, c’era la ricerca. Manzi voleva che i suoi alunni e alunne fossero capaci di gestire l’imprevisto che certamente avrebbero incontrato: le cose che sapevano potevano essere dimenticate, ma come le avevano scoperte sarebbe sempre loro servito. Appassionato di strumenti e materiali (dai libri gioco scritti da lui all’ultima tecnologia che amava portare in classe per “aprirla”, scoprendo cosa c’era dentro), dalla progettazione dello spazio dell’aula a quella del territorio (come Sindaco lavorò molto ad un parco archeologico ora a lui dedicato), Manzi continua a interrogarci per non smettere mai di essere insegnanti curiosi, competenti e innovatori.

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